Dialogo senza interlocutore

La magia del dialogo. Prove d’autore (Antoni Arca)

Il testo che segue ci mostra tutta la magia di un dialogo, ma soprattutto della narrazione.

Le magie riuscite meglio sono quelle che da “poco” ti fanno vedere “tanto” o da “nulla” fanno emergere “qualcosa”! O, viceversa, da “tanto”, improvvisamente, c’è “nulla”! Rimaniamo strabiliati quando dal nulla di un cilindro, come per magia, sbuca un coniglio. Questo genere di esperienza appaga quella voglia di irrazionalità alla quale ci abbandoniamo davanti a uno spettacolo di magia. O davanti una narrazione. Quest’ultima è la magia più raffinata e coinvolgente che l’uomo sia riuscito a creare. Tra le mani ho “poco”, come un libro e delle lettere giustapposte in una riga, ma appena osservo e leggo le righe, ecco che un mondo si materializza davanti; non solo immagini, oggetti, movimenti, ma emozioni, paure, angosce che rivivono in noi come se fossero reali.

In narrativa, il dialogo è ancora più potente di una descrizione, perché quel “poco” è ancora ridotto dalla mancanza di particolari descrittivi. Le uniche cose che appaiono sono una serie di frasi e una velocità dell’azione data dai nevrotici e compulsivi “a capo”. Il dialogo è molto “poco”, anche per un lettore compulsivo!

In questo dialogo, appena prendi dimestichezza con i personaggi, esplode in un attimo la narrazione e tu riesci a vedere movimenti di scena, espressioni, caratteristiche dei personaggi… che in realtà non esistono nel testo. Vedi un mondo narrativo intorno al dialogo. Ditemi se non è magia questa: dà “molto poco” abbiamo ottenuto “tanto”!

Il Dialogo “mostra” in presa diretta la scena

Da questo testo possiamo imparare una caratteristica che ogni dialogo deve avere: ci “mostra” una scena in presa diretta, senza l’intermediazione di un narratore. La realtà non si nasconde dietro una descrizione, ma la vedo vivere davanti ai miei occhi leggendo tra le righe un testo che in realtà non esiste, ma è sotto gli occhi di tutti.

Infine, il dialogo, fa emergere la psicologia del personaggio, le sue intenzioni e i suoi conflitti, solo con le parole che dice (o che non dice!). Nessuna parola è inutile, ognuna contribuisce a portare avanti questo obbiettivo.

In questo splendido spaccato di “mestiere”, lo scrittore, da buon maestro della narrazione, fa dono dell’avvertimento di Re Leonida…

Ultima cosa: nella lettura fate attenzione a come, il non detto, crea un ritmo che da un senso di verosimiglianza che raramente si riscontra in romanzieri affermati.

Emulate, gente, emulate… e quando lo fate, fatelo dai più bravi!

Se anche tu vuoi cimentarti con l’esercizio sul dialogo e avere la possibilità di vedere pubblicato il tuo testo, va nella descrizione dell’esercitazione proposta dal Capotribù.


L’anniversario

di Antoni Arca

Marta

‒ Pronto, Marta?

‒ Sì!

‒ Sono Giovanna.

‒ Ciao Giovanna, dimmi.

‒ Se disturbo richiamo più tardi!

‒ No, dimmi.

‒ È per l’anniversario di matrimonio di tua madre e tuo padre. Hai già deciso che cosa regalare?

‒ …

‒ Pronto, Marta?

‒ Sì, scusa, era caduta la linea.

‒ Lo so che è un po’ tardi, la festa è fra tre giorni, però… magari facciamo ancora in tempo a prendere una cosa insieme. Che ne pensi?

‒ Va bene. Su che cosa ti stai orientando?

‒ Non so, qualcosa per la casa…

‒ Sì, sì.

‒ Una lampada, un quadro, un vaso…

‒ Sì, sì.

‒ Certo, un quadro, una vaso, una lampada, che ne pensi?

‒ Sì, sì.

‒ Marta? Marta, mi ascolti?

‒ Sì, sì.

‒ Che cosa vorresti comprare?

‒ Un vaso…

‒ Un vaso!

‒ Una lampada…

‒ Una lampada!

‒ Marta, ti chiamo più tardi?

‒ No, sì… aspetta.

‒ Ascolta, Marta, chiamami tu quando vuoi.

‒ Sì.

‒ Ciao.

‒ No, aspetta. Che cosa pensi della decisione di papà?

‒ Di che, della festa d’anniversario anche se Bianca sta tanto male?

‒ No, della donazione di ogni sua proprietà ai nipoti!

‒ …

‒ Vuole togliermi la boutique.

‒ Ma di chi parli?

‒ A Marco la casa, a Gianni la campagna, a Delia la boutique.

‒ A Gianni la campagna?

‒ Sì, o a Marco. A uno la casa e all’altro la campagna.

‒ Tonio non me ne ha parlato, non so nulla di questa faccenda.

‒ Magari papà a Tonio non l’ha ancora detto. Ma tu che cosa ne pensi, mi vuole togliere ogni cosa. Senza la boutique io non ho più nulla, non sono più nulla!

‒ …

‒ …

‒ …

‒ Giovanna? Ci sei? Giovanna?

‒ Perché non ci vediamo?

‒ Giovanna, questa cosa mi uccide. Se perdo anche la boutique io muoio.

‒ Non dire così, Marta. Ascolta, adesso non posso, questa sera… nemmeno. Domani no; domani l’altro ci vediamo, prendiamo un thé e ne parliamo.

‒ Il giorno della festa!

‒ Cosa?

‒ Ascolta, fai conto che non ci siamo dette nulla. Quando papà o Tonio te ne parleranno, tu fai finta di cadere dalle nuvole!

‒ Cosa c’è Marta, così mi spaventi. Marta?

‒ Una lampada!

‒ Che cosa?

‒ Un vaso!

‒ Che dici?

‒ Compra il cazzo che ti pare, e se morissi di crepacuore sarebbe un dono aggiuntivo.

‒ Marta, Marta?

‒ …

‒ Quando possiamo vederci, Marta? Se non va bene domani l’altro vieni tu adesso da me. Ma tu hai la boutique. Come fai a lasciare la boutique?

‒ …

‒ Marta… Marta… Marta…

Marta ha messo il cellulare sul banco della boutique e lascia che la voce della cognata continui a chiamarla. Intanto va a sistemare una cosetta in vetrina, un dettaglio. Le due commesse chiacchierano e fumano, non c’è nessun cliente all’interno. Le poche persone che passeggiano lungo il Corso Vecchio alle dieci del mattino di un martedì di fine agosto sono qui per chiese antiche e bar moderni, e non certo per le vetrine di vestiti troppo cari.

Antoni Arca, da L’anniversario, Nor, Ghilarza 2015, ebook

Il libro è integralmente disponibile in eBook:=> segui il link