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Piccola introduzione: due chiacchere sul dialogo!

300 è un film del 2007 diretto da Zack Snyder con il supporto di Frank Milleradattamento cinematografico del graphic novel 300

Le parole ci qualificano. Ma sono le nostre azioni a confermare e a rendere credibile tutto quello che diciamo. Se le nostre parole non si allineano alle azioni, non siamo credibili.

In tutte le narrazioni (nei film, nei fumetti o nei videogiochi, per citarne alcune) i dialoghi seguono lo stesso principio appena enunciato: le parole dei personaggi devono essere credibili e il dialogo deve legarsi al mondo narrativo che ruota intorno ai dialoganti. Non c’è cosa peggiore che leggere un racconto o guardare un film che reciti dei dialoghi poco credibili e stonati.

Ma come si scrivere un dialogo che porti il lettore a credere di assistere a un battibecco proprio davanti ai suoi occhi?

Dialogo senza interlocutore

La magia del dialogo. Prove d’autore (Antoni Arca)

Il testo che segue ci mostra tutta la magia di un dialogo, ma soprattutto della narrazione.

Le magie riuscite meglio sono quelle che da “poco” ti fanno vedere “tanto” o da “nulla” fanno emergere “qualcosa”! O, viceversa, da “tanto”, improvvisamente, c’è “nulla”! Rimaniamo strabiliati quando dal nulla di un cilindro, come per magia, sbuca un coniglio. Questo genere di esperienza appaga quella voglia di irrazionalità alla quale ci abbandoniamo davanti a uno spettacolo di magia. O davanti una narrazione. Quest’ultima è la magia più raffinata e coinvolgente che l’uomo sia riuscito a creare. Tra le mani ho “poco”, come un libro e delle lettere giustapposte in una riga, ma appena osservo e leggo le righe, ecco che un mondo si materializza davanti; non solo immagini, oggetti, movimenti, ma emozioni, paure, angosce che rivivono in noi come se fossero reali.

Dialoghi senza interlocutore

Quel giorno fu il Capotribù ad aprire le danze della narrazione.

Lui diceva che quel racconto era più un esercizio che una storia vera e propria, ma quelli della Tribù Narrante sapevano che dietro ogni esercizio di scrittura si lascia sempre un pezzo della narrazione interiore! “Il bello è non darlo a vedere”, diceva il Capotribù, “quando racconti di te dai sempre l’idea di raccontare qualcosa di tutti”.
Ed è con questo mantra che ascoltarono quel racconto o esercizio di scrittura che fosse!

Fu uno dei piccoli del villaggio a chiedergli qual era l’esercizio. Il Capotribù, come suo solito, rispose solo il giorno dopo, ma nessuno prendeva la cosa come una scortesia!
“Serve per imparare a gestire un dialogo senza interlocutore!”
“Ma a che serve un dialogo senza interlocutore. E che dialogo è?”